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Kenya: Diani/Ukunda – Aggiornamento situazione Ali

Non so se vi ricordate questo post:

Kenya: Diani/ Ukunda – Una scuola migliore per Ali

Nel periodo di Natale e Capodanno sono stata nuovamente in Kenya. Ho rivisto Ali. L’ho trovato bene, in salute e con dei buoni risultati a scuola.

Ho portato alla Little Roots gli ultimi soldi arrivati per la sua istruzione e siamo arrivati a coprire le spese fino alla fine del 2009.

Ci sono stati però dei problemi. Ho trovato Ali molto confuso sull’idea che ha maturato di quel che la gente ha fatto per lui.

Qualcuno dall’Italia, qualcuno che lui ha conosciuto in Kenya, gli ha messo in testa che io mi stessi tenendo i soldi che la gente ha mandato per la sua istruzione. Ho fatto molta fatica a ricondurlo alla ragione. Gli ho spiegato per bene che se io mi fossi tenuta i soldi, lui non avrebbe avuto alcuna possibilità di sedere su quei banchi della Little Roots e studiare insieme agli altri bambini. Questo perché in quella scuola non si può studiare se non si paga.

Ho sofferto molto nel sentirmi accusata di una cosa simile. E mi chiedo come possa esserci gente tanto cattiva da porsi tra me e un bambino che vive così distante e per il quale mi sono impegnata moltissimo affinché avesse almeno una buona istruzione.

Ali mi ha detto: "Vedi, tu mi mandi a scuola, ma la mia vita non cambia". Il senso di questa affermazione è, ok, mi aiuti per il futuro, ma in questo momento a casa mia alla sera non c’è molto da mangiare.

E io gli ho detto che so che ci sono altre persone che lo aiutano economicamente per quel che va al di là della scuola, per cui io mi occuperò della scuola e nient’altro, e quelle persone continueranno a aiutarlo con il resto.

Si deve ritenere più che fortunato a ricevere aiuti da più parti. Ma come tutti gli esseri umani, neanche Ali si accontenta e pensa di aver diritto a tutto e subito. E così mi ha detto anche "gli italiani hanno mandato i soldi per la scuola… tu cosa hai fatto?"

Son state pugnalate belle forti. Inutile dirgli che anche io ho fatto la mia parte. Inutile dirgli che se non mi fossi occupata io di parlare con il Direttore della scuola e con Juma Mwahaya che ci ha aiutati fin dall’inizio, nessuno della sua famiglia avrebbe sbrigato le pratiche burocratiche. Inutile dirgli che se non avessi chiesto i soldi tramite questo blog, nessuno li avrebbe mandati e nessuno avrebbe saputo di questo bambino che un tempo voleva realmente studiare alla Little Roots Academy di Ukunda in Kenya.

Per qualche giorno, mentre ero li, abbiamo avuto diversi scontri, con me che cercavo di fargli intendere quanto fosse importante accogliere a braccia aperte l’occasione che gli era piovuta dal cielo, e lui che chiedeva dei regali e soldi alla prima occasione. Io gli ho detto chiaramente che da me non avrebbe avuto altro se non l’istruzione. Il resto gli arriverà comunque da tutte le altre persone in Europa con cui è in contatto.

E’ stato un po’ difficile ristabilire un rapporto di fiducia.

Si, perché vuoi che è nel periodo dell’adolescenza, vuoi per la cattiveria di chi gli ha insinuato nella mente il dubbio che io fossi disonesta, vuoi per il paragone tra me che lo mando a scuola e gli altri che gli mandano regali e soldi, vuoi per la difficoltà linguistica dovuta al mio e al suo inglese non proprio buoni, vuoi per la mia rigidità in fatto di regalare cose fini a sé stesse, vuoi par questo quello e quell’altro motivo, ci siamo scontrati parecchio.

Ma grazie a queste discussioni, credo che lui abbia capito molte cose.

Tante certo non le approvava, tant’è che diceva ai miei amici che io sono troppo severa e non sono mai d’accordo con lui.

Mi sono sentita come forse si è sentita mia madre tutte le volte che mi sono impuntata contro le sue direttive. Impotente. Ma con la voglia di far capire quali a mio avviso fossero le basi per un futuro migliore.

Ci siamo lasciati bene. L’ultimo pomeriggio trascorso insieme sulla spiaggia, dopo una visita alla sua abitazione, è stato davvero bello, tra rutti e risate. Ho visto dove abita, una tettoia fatta di tre mura, un letto matrimoniale e una poltrona. Un’intera parete manca.

Da qui ho capito molte cose sulla rassegnazione con cui spesso parla della vita a Ukunda. E sulla sua voglia di avere tutto e subito, perché non è che abbia mai avuto molto.

La distanza ha fatto il suo lavoro e Ali è di nuovo alla mercé di sè stesso e di quel che gli sembra più giusto per lui secondo messaggi sbagliati che arrivano da chi gli regala in continuazione cose senza intuire minimamente il danno enorme che sta provocando in questo ragazzo.

In questo momento il Kenya non sta vivendo una situazione facile. E sulla costa i turisti italiani, a causa degli scontri dovuti ai risultati elettorali, si recano in minore quantità nel paese. E la nostra "generosità" viene a mancare. E viene a mancare  anche l’interesse a pensare a un futuro migliore che si perde nel caos degli scontri, dell’aumento dei prezzi, della benzina che non arriva, del cibo che non è più reperibile come prima.

Ali da poco più di una settimana ha deciso di non andare a scuola. Dice che andrà alla scuola pubblica perché alla Little Roots Academy ci sono troppe regole, che per poter andare avanti dovrebbe raggiungere un punteggio di 400 marks negli esami e che non si sente di continuare. Gli ho detto che se non torna alla Little Roots, tutti i soldi che sono stati versati per lui, verranno girati a un altro bambino. Lui sostiene che quei soldi sono suoi e che io non posso decidere cosa farne. Gli ho detto chiaramente che quei soldi sono soldi che la gente ha mandato a me per un bambino che aveva voglia di impegnarsi seriamente in una scuola privata, la migliore di Ukunda.

E quel bambino era lui. Ma ora non lo è più perché lui ha smesso di lottare, di desiderare un futuro migliore e di volere studiare come si deve, con regole e con qualcuno che lo tiene d’occhio, che è accorto e presente e lo riporta sulla retta via quando sbaglia.

Ha anche detto che se tornasse a scuola i maestri forse lo picchierebbero. Gli ho detto che Juma l’accompagnerebbe e farebbe in modo che questo non accada. Settimana scorsa Juma l’ha chiamato per incontrarlo venerdi insieme a suo padre (quello sposato con altra donna e che ha rifiutato di prendersi carico di Ali dopo la morte di sua madre).

All’appuntamento Ali non si è presentato. Ieri finalmente si sono visti. Ali ha detto a Juma che vuole andare alla scuola pubblica. Ho detto a Juma di dire a Ali che se lunedì prossimo (11 Febbraio 2008) Ali non sarà alla Little Roots, gireremo i soldi a un altro bimbo che ho già iscritto in Little Roots insieme al mio amico Enzo.

Chiedo, a quelli che di voi hanno donato parte dei soldi per Ali, se sono d’accordo al fatto che usi quei soldi per un altro bambino, che ha un padre che lo segue e che purtroppo non può permettersi di pagare la scuola privata.

Sono molto triste. Spero che Ali torni alla Little Roots. Gli ho anche detto che se lui torna alla Little Roots, farò in modo di raccogliere fondi anche per la sua sorellina, così andranno insieme. Ma se rinuncerà per sé, rinuncerà anche per la sorella. So che questo è un vero e proprio ricatto morale, ma io ci tengo che lui sia seguito dai maestri della Little Roots, e sto tentando davvero tutti i modi.

Ribadisco, se lunedì lui non andrà a scuola, il suo messaggio sarà chiaro e esplicito.

Se qualcuno di quelli che lo ha incontrato a Diani mi sta leggendo, aiutatemi a fargli capire l’importanza della rinuncia che sta facendo. E chi ha intenzione di usare questo post come un’arma per fargli credere che lo sto denigrando qui in Italia, si faccia un’analisi interiore e smetta di ostacolare in questo modo la crescita di un bambino.

L’istruzione, quella buona, è l’unica via che può portare a una possibilità di salvezza in un paese africano. E ora in Kenya più che mai.

 

^*^*^*^*^*

12/02/2008 – Ricevo Mail da Juma Mwahaya, il ragazzo che si è occupato fin dal principio dell’iscrizine a scuola di Ali e di tutte le pratiche burocratiche:

Hallo Robi,   I am very happy for having this opportunity to pass this missive through this media of communication I hope you are doing well with the illness. I received your SMS at night but I had nothing in my mobile (credit) I had a meeting with Mbete and Ali’s father we solved the problem, and Ali has to be in the classroom as from tomorrow therefore the problem was just a punishment as it was before. He lucks discipline and has to be punished!! We hope as from now and as he had promised things will be good for his better future.   I wish you all the best and a quick recovery. A big hug. Juma   

15/02/2008

Dunque Ali per ora è tornato a scuola. Spero vivamente che ci resti almeno fino alla fine della Primary school (fine del 2009).

Stamattina ho ricevuto un sms da Juma in cui rispondeva a una mia precisa richiesta:

"Jambo Robi. How are you now? Here everything is ok and the boys are well and going to school as usual. I told Mbete all about and he accepted to write you an e-mail and tell u about the boys. Kiss n hug.Juma"

Avevo chiesto a Juma di chiedere a Mbete (il direttore della Little Roots) di mandarmi una mail settimanale sull’andamento scolastico dei bambini che sono iscritti alla Little Roots grazie a persone che ho incontrato e ho portato li, e perché no, anche grazie a me, in modo da poter tenere tutti aggiornati sulla loro situazione scolastica. Speriamo bene. Per ora sono felice.

03/03/2008

Sabato mattina ho ricevuto un sms da Juma in cui mi diceva che Ali non sta andando regolarmente a scuola. Ci va quando vuole insomma. Bene, mi sono arrabbiata e non poco.

Ho mandato a Ali questi sms:

"Hi Ali, how are you? What’s happening again? Why are you not going to school every day? I told you if you don’t want use the opportunity that people gave you in the best way, you can’t go to that school. If you go every day it’s ok, but if you don’t go, I’ll tell Mbete to use the money for someone else. So, I Know you’re not going every day. I’m very angry. You’re playing with me and with your life. And with everyone. Do you want go down the beach? Ok, be a beach boys!

I’ll give an opportunity to someone that wants really change his life and studies every day. You’ve lost your second chance Ali. I tried to trust you a second time, you went to school on wednesday and not on Monday as I said, but I was happy. Now I know you’re not going daily. So, from monday, you’re free.

It wasn’t a prison, but you thought as it was. Ok, You’re free to go down the beach and ask money to tourists for the rest of your life. Good Life. Rob"

Scusate il mio inglese, ma è quel che è.

E poi ho mandato a Juma i seguenti sms:

"I’ve sent 2 sms to ali saying that he has lost his chance because he’s playing with his life. If you can, tell Mbete I don’t want Ali will be accepted at school from monday. I want that every money I sent for him, will be used for Jaffar. I’m sure of this decision. Ali doesn’t really want change his life. Ali wants be a beach boys. Ok, let him be like that. I told him that from monday he’s free to go down the beach and ask money to tourists till the end of his life.

Mbete can read this sms. I’ll explain everything in my letter that I’ll give to my friend Jessica (she’s coming on wednesday at Diani Beach). But on monday Ali will be out from Little Roots. I’m sad and angry, but even tired of his behavior. I know I’m not his mother but I wanted the best for him as a mom wants for her kid. But he didn’t appreciate. Maisha. Big kiss. Rob"

E così da oggi voglio che Ali sia fuori dalla Little Roots. Jaffar ha 5 anni. E’ figlio di Juma. E sono sicura che Juma lo seguirà passo per passo nel suo percorso scolastico.

  1. 6 Febbraio 2008 a 12:12 | #1

    Come non condividere Roby?

    Sai già che ti autorizzo da parte mia e di Antonio a girare i soldi al bimbo di Juma o di chi vorrà studiare e non può permetterselo.

    Ho scritto ad Ali, hai letto, e il fatto che mi abbia confusa con un’altra persona che abita in Inghilterra la dice tutta.

    Vediamo se il “ricatto morale” funziona. Mi farebbe piacere aiutare anche la sua sorellina così bella, perchè non metti anche una sua foto?

    ps quando trasferisci sto blog? E’ tutto spampanatoooooooooo

  2. 6 Febbraio 2008 a 12:32 | #2

    Lau,

    Ali mi ha chiesto di non pubblicare le foto che ho fatto a casa sua, e rispetto questa richiesta. Se poi cambia idea, le pubblico.

    Per la sorellina, sarà Ali a decidere, rinunciando o accettando di tornare a scuola. E’ giusto che si prenda le sue responsabilità. Lo so, è un bambino. Ha 16 anni e non ha una vita facile. Ma spero faccia la scelta che non lo terrà incatenato alla società in cui si è ritrovato a vivere. Quando è nato non ha potuto scegliere, e ora può farlo, e deve assumersi la responsabilità dell’esito delle sue decisioni.

  3. Dario
    6 Febbraio 2008 a 16:28 | #3

    Ciao Roby,

    leggendo il blog ho potuto constatare quanto e come ti stai dando da fare in Kenya, non che non lo avessi capito precedentemente… hehehe

    Credo che tu stia facendo in generale la cosa più giusta riguardo alla situazione di Ali.

    Rimango completamente atterrito dagli effetti distruttivi continuamente provocati dall’ignoranza… quindi date le circostanze ti autorizzo a girare i soldi all’altro bambino nella speranza, comunque, che Ali rinsavisca e comprendendo cio’ che sta per buttare via (la sua vita), si presenti a scuola lunedì.

    Mi raccomando, tu continua ad esser la bella persona che conosco.

    Baci dal DARIOSO

  4. Monica
    6 Febbraio 2008 a 17:23 | #4

    Ciao Roby, mi dispiace moltissimo che Alì abbia scelto questa strada, la strada dei soldi facili e dei regali dovuti…Quando mi hai parlato di lui, di questo bambino così volenteroso e con una grande voglia di studiare ed imparare, mi sono subito data da fare tra i miei amici per racimolare qualche soldino per lui….Sapere che ora molla tutto mi fa male, ma credo sia giusto che quei soldi vadano a chi veramente ha voglia di impegnarsi per uscire da qs situazione di crisi che c’è lì…

    Sono favorevole al trasferimento di soldi verso un altro bambino….e lo dico col cuore triste, triste per la scelta di Alì e per quello che non potrà avere…perchè non lo vuole.

    Un bacio grande amica…..

  5. Jarman
    6 Febbraio 2008 a 18:37 | #5

    Ciao Robi, fai il possibile per convincerlo ma non l’impossibile: hai già fatto tanto per lui, gli sei stata vicino come una sorella maggiore, ma alla fine è giusto che lui decida in autonomia. Imparerà dai suoi errori.

    E non essere triste: ci sono senza dubbio tanti altri bambini ansiosi di ripagare la tua generosità e che non ti deluderanno :)

    PS. Non bidonarmi anche ‘sto sabato, eh!

  6. Enzo
    7 Febbraio 2008 a 8:49 | #6

    Cara Robi,

    in questi giorni sono un po’ preso per via del nuovo lavoro e non riesco a scriverti tutto quello che vorrei.

    Tuttavia vorrei almeno risponderti per il post su Ali.

    Io so che tu hai scritto certe cose tra le righe perchè sei forte e vuoi contrastare chi sta mettendo in pericolo tutto quello che fai per Ali. Però so anche che sei sensibile e soffri tanto per questa situazione. Vorrei tanto che tu sentissi che ti sono vicino.

    Approvo la scelta di dare i soldi ad un altro bambino se Ali non torna alla Little Roots. E sono disposto a contribuire per sua sorella se invece, come spero, si rimette sulla giusta via.

    Il tuo post non deve essere stato facile da scrivere perchè immagino la responsabilità che senti nei confronti di Ali e anche di chi ti ha dato soldi e fiducia. Però credo che tu sia riuscita a spiegare bene la situazione. E la sincerità con la quale l’hai fatto manterrà alti i consensi alla tua iniziativa. Vedo già che i primi commenti sono positivi.

    Robi, Ali non ha ancora capito quanto è fortunato ad averti conosciuta. Se lui ha le idee un po’ confuse, tu per fortuna sai vedere lontano.

    Ti abbraccio

    Enzo

  7. Mandorla
    12 Marzo 2008 a 17:16 | #7

    Ciao Roby

    leggo solo ora la situazione che si è venuta a creare con Ali… mi spiace molto. Leggendoti si sente la tristezza, la delusione ma con piacere noto anche che traspare la tua forza, di non cedere ai suoi ricatti affettivi…

    ciò che ti posso dire è sono con te, destina i soldi per la scuola di Ali al bimbo di Juma o a chiunque tu credi possa meritarli davvero.

    mi fido di te, e penso di sapere quanto è grande il tuo cuore.

    un abbraccio v

  8. sara
    31 Agosto 2008 a 19:19 | #8

    ECCO IL MOSTRO CHE MANDA I SOLDI AD ALI!!

    Allora…io approvo molto la figura materna di roby che tenta di istradarlo alla scuola.

    Sul dire ad Ali che Roby è cattiva e ruba i soldi suoi…non mi esprimo nemmeno…stiamo parlando di un ragazzino povero…che dello studio non si riempie la pancia e tantomeno ci paga l’affitto…lui dice e fa quello che gli risolve l’esistenza. Sta provando ad intascarsi oi soldi della retta della scuola privata! Nel nostro mondo ci sembra abominevole, ma nel suo è sopravvivenza. Io credevo andasse alla scuola pubblica …e tante volte gli scriviamo che è importante che studi…poi i soldi glieli mandiamo per l’affitto il cibo e quel poco che ci può fare.

    Lo dico a voi e non a lui…all’idea della scuola che risolve tutto io non credo…se gli va bene finisce alla reception un villaggio turistico. Non crederete possa diventare medico? O un benestante keniota. Dovrebbe avere chi gli paga l’università a Nairobi e l’appartamento, dandogli la sicurezza dimantenere anche la vecchia nonna e la sorellina aUkunda, e poi un vestiario decente affinchè si possa permettere di ambire a certe conoscenze e certi ruoli. Il tutto..ammmesso che lui sia un ragazzo veramente capace e volenteroso in tal senso.

    Usciamo dai bei film dove se aiuti il ragazzo povero quello diventà un genio della scuola e risolleverà le sue sorti.

    Purtroppo Ali non credo sia molto portato allo studio e nessuno di noi può stare al suo fianco con costanza ad assicurarsi che studi. Non lo fanno i ragazzi italiani che possono avere qualche prospettiva, non lo farà lui. PRIMA DI TUTTO PERCHE’ A LUI NON INTERESSA. Senza cattiveria, ma guardiamolo ad aiutarlo per quello che è…come fosse un ragazzo italiano che non ha voglia di studiare. L’importante è che impari a leggere e le lingue. Io non ho i mezzi per le università e le case in affitto a Nairobi o posti migliori di Ukunda. Io e chi con me gli manda i soldi pensa a quella tettoia (che a quanto pare ci ha mentito perchè chiede soldi per un affitto di una stanza ben diversa) e per quel letto matrimoniale (prima era un letto a 1 piazza per lui sua nonna e la bimba) e al cibo. Sperando lui frequenti la scuola pubblica, noi speriamo di poterlo aiutare a prendere una patente di guida e magari un domani una macchina o una casa di modo che possa avere delle entrate. Qualcosa di pratico che gli possa assicurare un lavoro. Se ci sono bimbi più seriamente interessati a stidiare di Ali ( e con genitori più presenti e partecipi)credo sia più giusto che paghiate la retta della scuola privata a loro.

    Ali non diventerà un impiegato, ma magari avrà un suo lavoretto e tolto il pensiero di arrivare a fine mese, magari i suoi figli partiranno da una base migliore e con aspettative diverse e magari loro si avranno la voglia di studiare più seriamente.Davvero….per il principio che siamo tutti uguali…in kenya come in italia…non siamo portati tutti per lo studio…non è essere ingrati o immeritevoli. E’ essere se stessi. Roby…li a Ukunda c’è qualche scuola che insegni un lavoro? tipo elettricista o idraulico? li si che avrebbe un lavoro …con tutti quei villaggi..

  9. 23 Settembre 2008 a 10:07 | #9

    Ciao Sara,

    guarda che concordo con te su tutto, sul fatto che le necessità primarie di Ali siano altre, sul fatto che andando a una scuola privata tutti i giorni non è detto che si abbia un futuro garantito, ma sicuramente una speranza in più di migliorarlo c’è. Purtroppo tutta questa storia di Ali è nata da un suo desiderio. Fu lui a esprimermi il desiderio di andare alla Little Roots. Vuoi perché avevamo iscritto un altro ragazzino, vuoi perché non pensava che fosse una scuola così rigida, vuoi per tante altre ragioni. Fatto sta che come dici tu, non ha proprio la passione per lo studio. E dunque ora c’è un altro bambino che va alla Little Roots con i soldi che la gente aveva mandato. L’altro mio errore è stato quello di considerare Ali solo un bambino, quando oramai stava diventando un uomo.

    Sai, ho sofferto molto quando ha tentato di ingannarmi. Ma l’ho capito e non posso neanche dargli torto. Io pensavo che realmente volesse impegnarsi nello studio. Fu sua la richiesta. Invece non era esattamente così. O meglio, forse lo desiderava, ma poi si è reso conto che le regole della scuola erano talmente rigide da impedirgli di andare per spiaggia a raccattare qualcosa per far mangiare anche la famiglia.

    Riguardo la stanza di cui parli, a agosto sono andata a trovarlo e effettivamente ora c’è anche una stanza oltre la tettoia. Per cui non vi ha mentito, ha solo preso più tardi la stanza di cui vi ha parlato. Tutto quel che dici, il fatto che lui senta la responsabilità della sua famiglia, è vero e è forte in lui più che mai.

    Ci sono dei corsi a Ukunda, di informatica di base, di lingue, per la patente, ma non so se ci sono per idraulico o elettricista. So che ci sono a Mombasa, ma anche a Likoni. Potrei informarmi e farti sapere.

    Per l’affitto da settembre a dicembre, ci ho pensato io, per cui non so, vedi tu che altro ti viene in mente. Sappi che io non ti ho considerata un mostro, se non quando lui mi ha detto che tu gli avevi detto che mi stavo tenendo i soldi. Ma anche questo può esserselo inventato. Oramai è sempre più difficile capire quando quel che mi viene detto è verità o tentativo disperato di ottenere dell’altro. Non parlo solo di lui. Penso che tu abbia capito.

    Roberta

  10. 24 Settembre 2008 a 10:18 | #10

    oggi ho riletto il tuo post sara, e ho riflettuto più di ieri che l’ho letto per la prima volta.

    “Usciamo dai bei film dove se aiuti il ragazzo povero quello diventà un genio della scuola e risolleverà le sue sorti.”

    Al contrario di te, io credo che una buona istruzione in un paese africano aiuti moltissimo e apra più porte.

    Tu pensavi a mandargli i soldi per la casa e le necessità primarie, io pensavo al suo futuro. E insieme stavamo aiutando un ragazzino a vivere decentemente.

    Certo, poi è entrato in gioco il fatto che Ali non fosse interessato realmente a studiare come invece aveva dichiarato in principio. Ma va bene anche questo, è stata data la possibilità a un altro bambino e un giorno Ali scoprirà che senza sapere quanto fa 7X4 avrà dei problemi.

    Dico questo perché ripeto, alla scuola pubblica non è seguito e non sta assolutamente imparando.

    Nella vita conoscere la matematica di base serve. Qualsiasi tipo di corso farà, che sia idraulico, che sia elettricista, che sia informatica, dovrà scontrarsi con i conti e i guadagni quotidiani. E le spese.

    La scuola insenga anche a programmare e avere un’idea del futuro. Ali come tanti altri ragazzini “ignoranti”, pensa all’avere tutto e subito senza avere gli strumenti per procurarsi questo tutto e subito.

    “guardiamolo ad aiutarlo per quello che è…come fosse un ragazzo italiano che non ha voglia di studiare”

    Un ragazzo italiano che non ha voglia di studiare al giorno d’oggi riesce a finire almeno le scuole superiori. Mia madre ha la 5^ elementare. Ai suoi tempi quel che le mancò fu la possibilità di studiare.

    Era quel che volevo per Ali, un buon percorso scolastico, e se poi non fosse riuscito a andare a Nairobi, avrebbe avuto almeno le competenze per lavorare in hotel. Si, che male c’è? Certo, le possibilità a Ukunda non sono tante, ma trovo sia meglio lavorare in Hotel che restare sulla spiaggia a fare gli accattoni. E tra l’altro, anche chi lavora in hotel fa “l’accattone” perché non c’è persona in Kenya che non cerchi ti trarre vantaggio dai mzungu che incontra.

    Lo fa pure la polizia. Lo fanno i maestri a scuola, lo fanno i direttori, lo fanno i taxisti. Ma a far l’accattone sulla spiaggia non è detto che si trovi sempre qualcosa, mentre un lavoro in hotel ti da almeno uno stipendio a fine mese. Che sia minimo, chi se ne frega, almeno qualcosa di fisso c’è.

    Il fatto che a Ali ormai non interessi più avere l’istruzione “come si deve”, io lo considero un fatto grave. E questo modo di pensare gli viene dalla spiaggia, dove impara dai ragazzi più grandi che è meglio trovarsi una donna europea che manda soldi regolarmente piuttosto che faticare per vivere.

    Cosa penseresti di un ragazzo italiano che sfrutta una donna solo per i suoi soldi e che non va a lavorare? Faccio questo paragone per riprendere il tuo paragone con i nostri ragazzi italiani. E per cercare di far capire che il paragone con i nostri ragazzi non ha senso.

    E ti spiego perché. I nostri ragazzi hanno genitori che li fanno mangiare tutti i giorni. Ali è un ragazzino che pensava a portare da mangiare alla sua famiglia.

    Attenzione, il più delle volte i soldi che la gente gli da, non li consegna a nonna e zia. Ali non sa gestire i soldi. Non sa risparmiare. Non sa mettere da parte.

    Quando gli ho detto, pagherò l’affitto della vostra abitazione da settembre fino a dicembre (mi ha detto che è 700 scellini al mese) non riusciva a capire come mai avessi contato 2800 scellini. E questo la dice lunga.

    Quando sono stata da loro, ho lasciato qualcosa direttamente alla nonna. E ti giuro era qualcosa di veramente irrisorio, e lei in kiswahili mi ha detto di non aver mai visto tanti soldi tutti insieme… si trattava di 3000 scellini. Ossia sui 30 euro. E anche questo la dice lunga.

    Tanti regali che la gente gli fa, li vende. Ma da parte non ha niente.

    Un giorno forse si renderà conto, o forse no, ma fatto sta che avrebbe potuto continuare la Little Roots, perché alle spese di casa ci stavi pensando tu.

    Ad ogni modo, io spero abbia voglia di studiare per la patente, per un corso di informatica, per un corso di lingue, per un corso da idraulico, per qualsiasi cosa gli apra una porta in più. Ma che non voglia restare per sempre sulla spiaggia. Tutto qui.

    Per aprire un’attività a Ukunda, non ci vogliono tantissimi soldi. Ma ci vuole qualcuno in grado di saper amministrare un’attività. E questo lo si impara a scuola. Io spero che alla pubblica si dia più da fare. Non posso sperare altro. Ma me l’ha detto lui stesso, alla secondary school vuole fare qualsiasi cosa gli impegni poco la mente…

    E questo la dice lunga. Purtroppo.

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